La catalanesca è un’uva da tavola: il grappolo si apre rado, le bacche sono rotondeggianti e di un oro tipico, la polpa bianca si fa carnosa e molto dolce. Si apprezza proprio per quel sapore pieno, da frutto da cesto più che da cantina. L’eccedenza, quando c’era, restava comunque un prodotto da tavola: il primo uso è quello, concreto e quotidiano, di un acino da mordere.
Oggi la si coltiva soprattutto a Somma Vesuviana e, intorno al vulcano, anche a Sant’Anastasia e Ottaviano. Sotto la buccia la polpa resta dolce; i vinaccioli la rendono croccante e ricca, un contrasto che spiega perché il morso non sia mai piatto. È un paesaggio di vigne basse e di famiglie, non un manifesto da etichetta.
Il tasso zuccherino alto la rende adatta alla vinificazione, ma quella pratica, secondo la Regione Campania, resta esclusiva, locale e di livello familiare. Dal 2006 la varietà è stata ufficialmente aggiunta all’elenco delle uve da vino: un riconoscimento anagrafico, non un invito a cercarla in ogni bottiglia. Chi vuole seguirla, parte da quei comuni vesuviani e dal frutto fresco, non da una ricetta inventata.
