A Guardia Sanframondi, nel Sannio beneventano, il Malaca prende forma da un gesto paziente: il mosto bolle a lungo in caldaie aperte, tradizionalmente di rame, per circa otto-dieci ore. Mentre il liquido si concentra, si toglie la schiuma che si forma, così il mosto resta limpido e pronto a diventare qualcosa di più denso, quasi da meditazione.
Poi entra in cantina la botte, chiusa ermeticamente e lasciata lì per tre anni. Dopo quaranta giorni si rabbocca del tutto; col tempo il livello scende, e quando, al termine di quel triennio, la botte risulta piena solo a metà, il prodotto si imbottiglia. Il tappo di sughero si fissa con mastice: un sigillo sobrio, da dispensa, non da vetrina.
Quello che esce è ambrato, di consistenza liquorosa, con profumi intensi e persistenti di albicocca, ananas e frutta secca. La gradazione alcolica sta di norma fra i 22 e i 26 gradi: abbastanza da scaldare il sorso senza cancellare la dolcezza concentrata del mosto cotto. Non è un vino da pasto quotidiano, è un piccolo rito di attesa che la Campania ha messo in elenco proprio così, legato a un paese e a una cantina.
