Una striscia piegata tra le dita si spezza: è il segnale che l’essiccazione è arrivata al punto giusto. Ad Aquilonia, le corresce trasformano la polpa bianca della zucca in sottili fettuccine asciugate al sole. Regione Campania le descrive fibrose e friabili. L’immagine della zucca intera sembra già lontana; al suo posto ci sono nastri da maneggiare con attenzione.

Prima c’è il lavoro del coltello. La raccolta descritta va da fine giugno a metà settembre; le zucche si sbucciano, si liberano dai semi e si tagliano a mano, in strisce di pochi millimetri. I semi non escono dal racconto: vengono essiccati e conservati per le piantagioni dell’anno successivo. Una parte della zucca cambia forma; un’altra aspetta di ricominciare.

La scheda racconta una preparazione domestica per la famiglia, conservata in vetro o in buste. Non serve immaginare un grande laboratorio: il punto più eloquente resta quella verifica fra le dita. Un gesto piccolo, ma abbastanza preciso da segnare il passaggio dalla zucca fresca alla dispensa.