Il pomodoro cannellino flegreo è un pomodorino dell’area flegrea: una bacca ovale e allungata, senza apice stilare, dal peso medio variabile intorno ai 15-20 grammi e dal gusto che tende al dolce. Vale la pena fermarsi su di lui perché quella forma compatta e quella dolcezza concreta raccontano un frutto pensato per la cucina di casa, non un’astrazione da catalogo. Secondo la Regione Campania, è proprio questo profilo — luogo, silhouette, peso e sapore — a distinguerlo.
Fa parte delle Solanacee: è un’erbacea annuale che cresce in modo indeterminato e si ramifica in tante dicotomie. I pomodori si presentano a racemi; si colgono da luglio fino a metà agosto, nel cuore dell’estate. Da sempre il sostegno è fatto di canne e fili: un’impalcatura sobria che tiene in ordine la vegetazione e rende i grappoli facili da raggiungere, un gesto di cura più che di scena.
Il prodotto è sempre stato destinato essenzialmente al consumo da fresco e alla produzione di conserve: due vie che spiegano perché quella dolcezza e quella forma allungata contino in cucina. Testimonianze indirette indicano che la coltivazione del Cannellino Flegreo è diffusa almeno dalla fine dell’Ottocento: un’indicazione di durata, non una garanzia di usi identici oggi. Per orientarsi, basta ricordare il calendario estivo e la doppia vocazione — crudo o in conserva — e poi approfondire altri pomodori campani legati allo stesso territorio.
