Il rosmarino del Cilento è un’erba aromatica campana che arriva in cucina ancora verde oppure già secca: rametti e cimette intere, foglie essiccate, oppure macinato. Vale la pena fermarsi su di esso perché, secondo la Regione Campania, i rametti freschi si presentano tra i cinque e i venticinque centimetri: una misura concreta, da afferrare con le dita, che promette resina, pino e un filo di amaro da cuocere con olio e aglio.
La storia materiale sta nel passaggio dal verde al secco. Durante la fase vegetativa i mazzetti si appendono a un filo, al riparo soprattutto dai raggi del sole, in un ambiente ventilato. Bastano circa due settimane, o anche meno, perché l’aria faccia il suo lavoro e il rametto resti asciutto; poi si pongono in un luogo fresco. Non è un rito inventato: è un gesto di attesa, con il profumo che si concentra mentre l’umidità se ne va.
In vendita, vetro o plastica, barattoli e vasetti devono comunque lasciare vedere le condizioni del prodotto. Il peso netto minimo è di trenta grammi, e il contenitore segue i materiali consentiti dalle norme sanitarie. Chi vuole approfondire può cercare, nello stesso elenco regionale, altre erbe del Cilento: stesso territorio, stesso rispetto per rametto, luce e tempo.
