Secondo la Regione Campania, i risi di Casalbuono appartengono a un ecotipo rampicante: si seminano insieme al mais, e quest’ultimo fa da tutore. L’interesse sta proprio in quella coppia vegetale e in un’agrotecnica del territorio che, per coltivarli, impiega di solito attrezzi e materiali molto semplici, quasi rudimentali.

Dopo la raccolta i semi vengono essiccati all’aria, un passaggio lento che lascia al chicco il tempo di perdere umidità senza fretta. La conservazione avviene poi in sacchetti di tela, in luoghi freschi e ventilati: la stoffa respira, l’aria circola, e il prodotto resta al riparo da un ambiente chiuso e umido. È un’immagine concreta di cura, più che di laboratorio: tela, corrente d’aria, un angolo fresco.

Chi vuole orientarsi su questo prodotto può tenere a mente due cose: non è un fagiolo isolato, ma una pianta che sale sul mais, e la sua pratica agricola, così come descritta, resta volutamente essenziale. Da qui si può approfondire altri ecotipi campani e le consociazioni tradizionali, restando sul filo di ciò che la Regione Campania attribuisce a questo nome, senza estendere il quadro oltre quella fonte.