Tra le province di Salerno e di Avellino prende forma O' Peluso*: un pezzo rotondeggiante o un po' allungato, del colore avorio del latte, a volte appena più caldo a seconda di quello usato. Pesa circa duecento grammi e non ha crosta: è tutta pasta, pronta a spezzarsi tra le dita.
Entra il caglio, di capretto o di agnello. Rotta la cagliata, i grumi minuti si asportano a mano; quasi tutta torna sul fuoco, nel pentolone d'acciaio o anche nel caccavo di rame. Premendo con le dita si ottiene una massa compatta, e il prodotto così ottenuto si depone nelle fascere.
Si confeziona in carta, pergamena o foglie larghe come quelle di fico. Non è un formaggio da cantina: si mangia subito, o al massimo il giorno dopo, e si può riscaldare. Quel calore breve restituisce il profumo del latte e la morbidezza di una pasta ancora viva.
