Nell’Alta Valle del fiume Calore, in provincia di Avellino, il liquore al tartufo nero appartiene al paesaggio dell’area tartuficola: non un capriccio da vetrina, ma un prodotto tipico di quei versanti dove il sottobosco detta il ritmo delle stagioni. Qui il bicchiere non è un accessorio: è un modo per portare a tavola la stessa terra umida e profumata.

La sua origine è fissata a Bagnoli Irpino, dove risulta in vita da almeno un trentennio. Non è una leggenda millenaria: è una pratica recente abbastanza da restare viva, abbastanza lunga da essere già tradizione di paese, nata dove il tartufo nero è di casa e dove chi lo cerca sa anche come farne memoria in una bottiglia.

Nel bicchiere si riconosce subito: colore marrone, carattere molto forte, aroma che anticipa il sorso. La gradazione sta tra i 38 e i 40 gradi, abbastanza da scaldare senza coprire; il sapore resta chiaro di tartufo, nitido, come se il bosco avesse deciso di parlarti senza metafore. È questo il motivo per alzare il bicchiere: non un dolce da fine pasto qualsiasi, ma un liquore che sa di sottobosco e di Irpinia.