In Basilicata il piatto figura tra i Prodotti agroalimentari tradizionali, registrato insieme alle denominazioni locali con cui lo si chiama. Non è un dettaglio da schedario: quei nomi tengono insieme la minestra e il territorio che la riconosce, e invitano a cercarla proprio lì, tra le voci di cucina che l’elenco conserva.
La versione lucana è una zuppa calda di fagioli in cui entra pasta di semola senza uova, tagliata larga e corta. In un racconto si privilegiano i fagioli del posto: il brodo avvolge la pasta, il legume dà corpo, e il contrasto tra nastro di semola e cucchiaio di minestra è già un motivo per sedersi a tavola.
