Un resoconto documentato non mescola tutto in una sola ciotola. Costruisce la pasta ’ncasciata a strati successivi di maccheroni e di aggiunte riccamente varie. Si procede per accumulo: un piano, poi un altro. Negli strati registrati entrano melanzane, polpette, fegatini di pollo, pomodoro, salame, basilico e formaggio grattugiato. Quegli ingredienti sono quelli che il resoconto elenca, senza imporre un ordine di posa. Resta l’immagine di una pasta che si alza a piani, con i maccheroni e le aggiunte che si succedono, e con una varietà abbastanza ricca da tenere desta la curiosità ancora prima di vedere il risultato.
In quella versione le uova legano i molti componenti. Melanzane, polpette, fegatini di pollo, pomodoro, salame, basilico e formaggio grattugiato non restano un mucchio sciolto: le uova tengono insieme l’insieme, così che la pasta finita conservi la forma dello stampo. Il gesto è di mestiere, non di ornamento. Si chiede alla pasta di uscire modellata, di restare un pezzo solo quando lascia il contenitore. È il legame, più che un elenco, a far immaginare il momento in cui il blocco si stacca e si offre intero.
Un’altra fonte colloca questa elaborata preparazione di melanzane e pasta nella cucina meridionale italiana e siciliana. Lì gli strati successivi di maccheroni e delle aggiunte varie trovano un contesto, senza che il resoconto pretenda esclusività. Resta la domanda aperta, dopo che le uova hanno fatto il loro lavoro: come si presenta, uscito dallo stampo, quel blocco tenuto insieme. Si vuole vederlo, e assaggiarlo, proprio perché gli strati e il legame sono stati descritti con tanta precisione.
