Il Fagiolo di Mandìa prende il nome da Mandia, frazione di Ascea in provincia di Salerno: un legume legato a un pezzo preciso di costa e collina, non a un’Italia generica. Secondo la Regione Campania, la produzione coincide con il territorio di Ascea e con i comuni limitrofi. Vale la pena fermarsi qui perché il fagiolo si racconta in due tempi, fresco e secco, e in un gesto agricolo ancora molto concreto.
La prima raccolta, detta fasul scucchiulariedd, si fa sui baccelli ancora verdi e va al consumo fresco. I semi si essiccano all’aria. Restano poi in sacchetti di tela, in ambienti freschi e ventilati.
In campo la tecnica è locale e spoglia: per la coltivazione si usano materiali e attrezzature semplici, rudimentali, di quelli che si trovano tipicamente sul posto. Non è un manifesto di arcaismo, è un’indicazione di scala. Chi vuole approfondire il fagiolo può partire da questo doppio uso — verde a tavola, secco in dispensa — e dal perimetro di Ascea, senza allargare il racconto oltre quanto la Regione Campania attribuisce al prodotto.
