Le frittelle di fiori di zucca, in Calabria, portano anche il nome Sciuriddi. Non è un fritto generico: una guida di Reggio Calabria le colloca all’inizio dell’estate, quando il fiore entra in una pastella che accoglie pecorino e zucchina tagliata sottile. Vale la pena fermarsi qui perché il piatto ha un’identità doppia, ufficiale e locale, e un gesto di cucina molto concreto.

Immaginate il fiore ancora aperto, avvolto da una pastella che non è solo farina e uovo. Il pecorino dà un filo di sapidità, la zucchina a fette sottili aggiunge umidità e un contrasto vegetale. È un fritto di stagione breve: si pensa al primo caldo, al mercato, al cestino di fiori da usare in giornata. La pastella tiene insieme tre elementi diversi e li rende un morso unico, croccante fuori e morbido nel cuore del fiore.

Se cercate il piatto negli elenchi nazionali dei prodotti agroalimentari tradizionali, lo troverete accostato proprio a Sciuriddi. Quel binomio di nomi è l’orientamento più utile: stesso cibo, due etichette, una calabrese. Da lì si può continuare verso altre fritture di fiori o verso i PAT della stessa regione, senza confondere un elenco ufficiale con un’usanza di ogni paese.