Nei vigneti di Carema la pietra fa più che sostenere la vite. Slow Food descrive colonne che reggono le pergole e accumulano calore durante il giorno, per restituirlo nelle ore notturne. Tra le viti il microclima risulta così meno rigido: il sostegno della pianta lavora anche quando il sole è scomparso.

È un paesaggio di terrazzamenti e pergole, come lo racconta la stessa fonte, che colloca l’area del Presidio a Carema. La gestione e la manutenzione del vigneto vengono svolte a mano. Dietro la forma dei filari c’è dunque un lavoro concreto, da ripetere e mantenere, insieme alla struttura in pietra che li sostiene.

Il racconto arriva poi al bicchiere. Nel profilo sensoriale di Slow Food, Carema presenta richiami floreali e minerali, freschezza al naso, tannini fitti e una lunga persistenza aromatica. È la descrizione proposta dalla fonte, un modo per avvicinarsi al vino senza trasformarla in una promessa identica per ogni bottiglia.

La pergola torna infine tra gli obiettivi del Presidio. Slow Food dichiara di voler conservarne la coltivazione, insieme alla vinificazione in purezza del picotener e all’uso tradizionale della botte grande. Il filo del racconto unisce così il vigneto e la cantina: dalle pietre che rilasciano calore ai modi di lavorare che il programma si propone di mantenere.